>OPENSPACE NELLA CITTA' DEI MORTI
I convegni Ost, ormai molto diffusi sia in Europa che in altri continenti, non hanno relatori invitati a parlare, né programmi predefiniti. Sono organizzati a partire da un tema concreto e contingente proposto sotto forma di domanda rivolta a tutti coloro che sono interessati. In generale le domande tipiche di un Ost sono le stesse dei piani strategici (sui futuri desiderabili in una certa area territoriale).

I partecipanti all’Ost, seduti in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora quali sono le regole per creare una propria conferenza. Chiunque intende proporre una idea o tema per il quale prova sincero interesse, si alza in piedi e lo annunzia al gruppo e così facendo da un lato gli viene assegnato uno spazio nel quale incontrarsi con tutti coloro che siano interessati allo stesso tema, dall’altro si assume la responsabilità di organizzare la discussione e al termine scriverne un breve resoconto. Quando tutti gli intenzionati hanno proposto i propri temi, riempiendo l’agenda per l’intera giornata, viene dato inizio alla prima sessione di lavoro e si incomincia. L’intero evento è governato da una unica regola, chiamata “la legge dei due piedi”: “Se ti accorgi che non stai imparando né contribuendo alle attività, alzati e spostati in un luogo che ritieni essere più produttivo”.

Questo “altro luogo” può essere un altro gruppo impegnato a discutere un altro tema, oppure il tavolo del coffee break che è imbandito e a disposizione in permanenza, oppure uno può anche andarsene. Quello che importa e che viene sottolineato con enfasi è che in questo contesto l’abbandonare un gruppo di lavoro per andare a curiosare altrove non va considerato un segno di scortesia, ma di vitalità.

L’organizzazione spaziale dell’Ost è di importanza cruciale in quanto di per se stessa ne simboleggia e trasmette i principi organizzativi. Le persone sono sedute in un cerchio vuoto al suo interno, con una parete che fa da grande bacheca per appendere i titoli delle singole proposte con i nominativi dei proponenti e l’indicazione del luoghi di riunione. Anche in questi luoghi le sedie sono disposte in circolo e le porte rimangono aperte in modo da indicare che ognuno può uscire o entrare secondo i propri desideri. In alcuni casi l’affluenza ai gruppi di lavoro è informale, in altri si chiede a ognuno di segnare il proprio nome sotto ciascun tema al quale intende contribuire.


Il risultato è veramente straordinario sia in termini della qualità delle proposte finali che del tipo di relazioni che vengono instaurate. Rapidamente si instaura un clima di grande energia e sinergia connesso alla rottura delle incrostazioni relazionali dei ruoli, dei compiti e delle competenze. Il primo Openspace di Liveinslums si è tenuto al Cairo ed è stato diretto dalla sociologa Marianella Sclavi, socia onoraria dell'Ong ed esperta di "Arte di Ascoltare". Grazie al suo contributo è stato possibile raccogliere le proposte degli abitanti di Città dei Morti per riqualificare e valorizzare il quartiere: un'orchestra, un internet point, progetti di micro-credito per avviare allevamenti di polli e produzione orto frutticole, laboratori artigianali per la lavorazione di vetro e tessuti, un nuovo campo da calcio per i ragazzi del quartiere. Le proposte degli abitanti saranno la base per i prossimi impegni della nostra associazione nel quartiere.


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