>MATHARE
Mathare è la seconda baraccopoli più grande della città, dopo Kibera. Secondo vari informatori e dati raccolti dalle ong presenti sul territorio, questo slum ospita una popolazione di circa 500.000 abitanti e occupa all'incirca 1,5 chilometri quadrati.
Mathare è situata a circa dieci chilometri a nord del centro città lungo la Juia Road, vicino al quartiere di Eastleigh e alla base militare aerea. Questo insediamento si sviluppa all’interno di una valle attraversata dal fiume Mathare River che divide la zona in due parti: Mathare Valley e Mathare North. E’ suddivisa in diversi villaggi: Bondeni, Kosovo, Mathare 4B, Mathare Numeber 10, Mathare 3A, Mathare 3C, Mabatini e Mashimoni Village.

Prima dell’Indipendenza, raggiunta nel 1963, gli asiatici presenti sul territorio possedevano un’area conosciuta come Mathare dove avevano costruito un piccolo villaggio intorno al 1921. Quando nel 1952 fu dichiarato lo Stato di Emergenza quest’area fu rasa al suolo dai colonizzatori britannici, convinti che fosse una roccaforte del gruppo di ribellione Mau Mau. Successivamente i Mau Mau, che erano costituiti principalmente da Kikuyu, riuscirono a tornare a Mathare dove si insediarono stabilmente.

Negli anni successivi fu scoperta in questa zona una cava che iniziò a richiamare lavoratori dalle varie zone vicine a Nairobi e dove questi iniziarono a costruire le prime abitazioni, dato che durante il periodo coloniale agli africani non era permesso risiedere in città. 
Con la fine del colonialismo e in seguito all’abolizione delle leggi che limitavano gli spostamenti degli indigeni si assistette ad un imponente flusso migratorio dalle zone rurali verso la città e così gli insediamenti informali, tra cui Mathare, iniziarono a crescere e ad espandersi senza alcun tipo di pianificazione. Il governo inizialmente lasciò che questi nuovi cittadini si insediassero nell’area, nella convinzione che si sarebbe trattata di una condizione temporanea, ma con gli anni lo slum si espanse e perse quel carattere di temporaneità in cui il governo aveva creduto.

Il terreno su cui sorge Mathare appartiene formalmente al governo anche se una parte di esso è stata ceduta a privati. Anche questo slum è considerato un insediamento illegale per cui non viene riconosciuto ufficialmente dallo stato e né il governo né i singoli privati hanno mai previsto e tantomeno realizzato alcun tipo di pianificazione e di distribuzione di servizi e di infrastrutture primarie. La situazione è quella comune a tutte le altre baraccopoli che circondano Nairobi: gli abitanti vivono in un ambiente altamente inquinato e degradato, mancano i servizi di base come l’accesso all’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari, un’adeguata struttura fognaria e un sistema di raccolta e smaltimento di rifiuti. L’acqua viene venduta dai privati a prezzi elevati intorno ai 5 scellini per 20 litri, per questo motivo in molti cercano di allacciarsi abusivamente a qualche conduttura. Mathare è pienissima di discariche a cielo aperto, i rifiuti sono ovunque sparsi, ammassati ai lati delle strade, o gettati nel fiume che durante la stagione delle piogge esonda.

Il livello di analfabetismo è elevato soprattutto per quanto riguarda la popolazione adulta e in particolare le donne. Le scuole sono poche e sovraffollate, si tratta di "scuole di strada" ossia non sono riconosciute dal ministero dell'istruzione. Per questo motivo per accedere alle superiori è necessario sostenere un esame statale molto difficile, e solo il 10% riesce ad accedere al livello superiore. Inoltre molti bambini non riescono comunque ad accedere, a causa dei costi scolastici indiretti come le divise e i libri. Per ciò che concerne la sanità possiamo affermare che la popolazione di Mathare sia stata completamente abbandonata dalle autorità, non esistono ospedali, se non qualche piccolo ambulatorio o dispensario di medicinali, costruito da organizzazioni di volontariato. L’HIV è una piaga che colpisce anche questo slum (il 60% della popolazione è affetta da sieropositività). Rispetto ai principali slums di Nairobi, Mathare ha il primato del tasso di diffusione più alto.



>SOUND OF MATHARE:
è un racconto sullo slum di Mathare a partire dalle storie dei suoi abitanti, una narrazione fatta soprattutto di volti, voci e storie dal ghetto. E' stato privilegiato il racconto dei singoli individui senza però perdere di vista i temi generali e la geografia dello slum. Una modalità necessaria per rispettare la fragilità sociale delle situazioni che avevamo di fronte e per entrare nel contesto rispettando i tempi e la complessità del mondo dei “NairobiSlums”. Il progetto è stato costruito utilizzando sia video che fotografia per interviste e ritratti.

L’esperienza diretta ci ha portato a considerare quanto la scena musicale sia importante e significativa nella vita di Mathare e siamo quindi partiti dai musicisti, dalla loro appartenenza allo slum e dal loro network, per allargare lo sguardo sulla comunità giovane dei ventenni, statisticamente l’età di mezzo dello slum. La figura del giovane musicista che con i testi delle sue canzoni invita ad  una nuova e orgogliosa consapevolezza dell’ appartenenza al ghetto, che tiene in allerta le giovanissime generazioni a non farsi comprare e usare  dai politici kenioti e dalle loro false promesse è diventato un modello comportamentale di riferimento del ghetto.

Si tratta di protagonisti che ci hanno guidato nella loro esperienza del quotidiano per raccontare Mathare da dentro.
Un racconto corale che mette insieme identità molto diverse, dall’ironia istrionica di alcuni cantautori, alle denuncie sociali, all'orgoglio degli artisti artisti Ipop; e dai cantastorie dell’etnia Luo che sulla traccia di melodie tradizionali raccontano storie di miseria quotidiana e di aids, ai danzatori che raccontano le origini etniche della popolazione degli slums contaminando la danza tradizionale con elementi di danza contemporanea, alla ragazza boxeur che insegna l’autodifesa ai ragazzini in una situazione sociale dove le violenze ai minori sono purtroppo un grosso problema del quotidiano.

Un itinerario nel quale abbiamo riformulato le mappe del ghetto assecondando la memoria del quotidiano che abbiamo percepito e che vuol essere la nostra modalità di attraversamento. In questo contesto la musica è stata non solo un magnifico momento di creatività autogestita e di condivisione ma anche un lasciapassare per entrare nel vivo delle problematiche dello slum, che ci ha permesso di arricchire le storie dei musicisti con altre storie  ugualmente intense, per realizzare un progetto video e fotografico il più possibile partecipativo e condiviso.

 
HEAD QUARTER Liveinslums ex-Opificio via Tortona 31, Milano / CF: 97558730152

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